E' vero che le calzature devono soddisfare criteri molto severi per l'ingresso nel mercato cinese?
L'idea che la qualità attesa dei prodotti destinati al mercato cinese sia tendenzialmente molto bassa è assolutamente falsa, e condizionata dal fatto che spesso è l'Occidente (e l'Italia purtroppo non fa eccezione in questo, anzi....) che tollera prodotti di bassa qualità provenienti dai paesi orientali pur di garantire ai propri consumatori un basso prezzo di acquisto.
La Cina ha adottato norme tecniche con requisiti mediamente non inferiori, talvolta addirittura più severi, rispetto alle corrispondenti norme tecniche europee: le norme cinesi per le calzature (GB/T e QB/T prevalentemente), anche se in svariati casi ricalcano le norme europee (CEN ad esempio), per alcuni aspetti prescrivono limiti decisamente più restrittivi, come ad esempio, per le calzature:
- la resistenza all'abrasione della suola
- la resistenza alla flessione della calzatura intera (non esistono standard europei su questa caratteristica, e il metodo cinese è molto severo soprattutto sulle calzature a fondo spesso o "a zeppa")
- il contenuto di formaldeide: in questo caso non solo il limite ammesso è decisamente inferiore, ma il metodo di estrazione è più aggressivo
Pur non avendo valore di legge (come le norme EN in Europa), tuttavia le norme cinesi rappresentano l'aspettativa del mercato cinese: quindi il mancato rispetto dei requisiti minimi è motivo sufficiente ad attivare procedure di rifiuto delle merci alla frontiera, con evidenti difficoltà a far valere le proprie ragioni da parte dei produttori italiani.
Il Laboratorio CEQ è in grado di supportare le imprese sia nella conoscenza della normativa cinese, in gran parte consultabile gratuitamente al CEQ con l'assistenza di un tecnico specializzato, che con l'esecuzione di prove specifiche per valutare preventivamente la posizione dei prodotti italiani rispetto ai requisiti cinesi.


